Quaranta voti a favore e nessuno contrario. Con piena unanimità il Consiglio comunale di Torino si è espresso con una mozione in difesa dell’accoglienza delle persone migranti in famiglia. Il pronunciamento lunedì 23 febbraio. Noto con il titolo di Rifugio Diffuso, il progetto di ospitalità famigliare prosegue a Torino da 18 anni e con indubbio successo. Tanto da entrare a pieno diritto nel sistema pubblico di accoglienza (Sai). Il suo futuro è però oggi minacciato da recenti disposizioni ministeriali, entrate in vigore nell’aprile dello scorso anno nella cornice nel Manuale di rendicontazione SAI.
Ferre regole contabili contro la logica del Rifugio diffuso
Ferree regole contabili, perdipiù retroattive al gennaio del 2025, cancellano il contributo forfettario che sino al dicembre 2024 veniva riconosciuto alle famiglie per contribuire alle spese dell’ospitalità.
In forza di una pignolesca burocrazia, la nuova normativa impone anzi ai nuclei ospitanti di giustificare anche le minime spese quotidiane, dal pane, alle sporte del mercato al carrello del supermercato. Ovvie difficoltà di calcolo per chi effettua perlopiù acquisti collettivi. Tutto per non parlare delle utenze domestiche, che certo non si possono suddividere tra i vari componenti di una casa.
Non basta. D’ora in poi il progetto viene anche subordinato a esperienza residua e conclusiva della prevalente ospitalità in struttura. Con negative ripercussioni sulla piena integrazione e realizzazione dei soggetti ospitati.
Rifugio diffuso. Accolte in 5 anni 278 migranti
Entrato in vigore a titolo sperimentale, Rifugio diffuso aveva potuto contare all’inizio del suo varo sulla disponibilità di circa 200 famiglie. Grazie all’innovativa formula, il progetto non ha mai conosciuto battute d’arresto, accompagnando centinaia di persone verso l’autonomia. Nel solo periodo dal 2018 al 2023 sono state 278 le persone accolte. L’80 per cento delle quali ha potuto raggiungere l’indipendenza lavorativa e abitativa.

Dalla Città di Torino l’impegno a trovare risorse per Rifugio diffuso
Con la mozione del 23 febbraio, il Comune di Torino s’impegna su più fronti a favore di Rifugio diffuso, ribadendo il valore umano e l’efficacia pratica dell’accoglienza in famiglia.
Le prossime azioni di Città di Torino – per tramite dell’assessore alle Politiche sociali Jacopo Rosatelli – saranno quelle di individuare risorse per garantire la continuità del progetto. E, anche con il sostegno della Regione Piemonte, di fare pressione sulle forze di governo perché il suo modello venga riconosciuto a pieno titolo nel sistema di accoglienza nazionale. Tutto per non disperdere la feconda eredità di un’esperienza che nei suoi quasi vent’anni di vita ha dimostrato di funzionare bene.
Accoglienza in famiglia è una tavola condivisa
“L’accoglienza in famiglia non è solo un tetto – rimarcano i portavoce dell’associazione Famiglie accoglienti sui propri organi informativi – È una tavola condivisa. È imparare l’italiano davanti a un caffè. È qualcuno che ti accompagna al primo colloquio di lavoro. È una porta che si apre quando tutto sembra chiuso”.

Di qui l’efficacia di un progetto che mette al centro le persone, il loro valore. E che si esprime nell’affetto e nella relazione. “L’accoglienza non è solo un servizio – concludono gli esponenti dell’associazione – È un incontro in famiglia e nella comunità”. Un legame che manifesta una visione e anche una scelta “su che tipo di città vogliamo essere”.
Immagini da Associazione Famiglie accoglienti e da Freepik


