Domenica 14 giugno una giornata di incontro per tutti, tra Valdocco e i luoghi della santità torinese. Un raduno di 2 mila persone di nazionalità, culture e fedi diverse
Tutti i colori, gli aromi e i sorrisi del mondo si sono dati appuntamento in piazza. La festa dei popoli ha accolto domenica 14 giugno a Torino 2 mila persone in un prodigioso incontro tra culture, usanze e cibi provenienti da tutti i continenti. E in un crocevia di fedi – non solo le cristiane. Promossa dal Coordinamento Regionale Migrantes – l’organismo che riunisce e coordina tutti gli uffici di pastorale Migranti delle diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta – in collaborazione con Fondazione Migrantes e con il concorso della Diocesi di Torino e delle cappellanie dei migranti, Popoli in cammino per la pace ha portato gioia e fermento in tutta la città, tra musiche, balli, giochi, incontri, visite guidate ai luoghi santi sociali torinesi e momenti spirituali.

Una giornata all’insegna della fratellanza e della pace
La grande festa popolare, oggi all’undicesima edizione, ha sempre rappresentato la più feconda eredità del Pellegrinaggio dei popoli, che via via in questi anni ha fatto tappa in numerose città del Piemonte. Nella Torino del terzo millennio, l’evento ha segnato però un salto di qualità. Perché invitati a incontrarsi questa volta non sono stati più soltanto i migranti. Ma le famiglie dell’intera Regione, non importa di quale religione. Gambia, Cina, Romania sono state le comunità più rappresentate tra la vivace folla multicolore.
Unico e comune l’intento: quello di vivere insieme, gli uni accanto agli altri, una giornata gioiosa nel segno della pace, della fratellanza, della giustizia e della solidarietà.
Camminata sui passi dei Santi sociali. Il Cottolengo, Don Bosco, i marchesi di Barolo
Il primo evento della giornata, il ‘Cammino sui passi dei Santi sociali e nei luoghi della carità”del capoluogo piemontese, ha dato a vari gruppi di un centinaio di persone ciascuno la possibilità di visitare alcuni tra i più significativi crocevia della santità torinese. La Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo, simbolo di cura per i più fragili. Il Valdocco di Don Bosco, culla dell’opera salesiana. Il Distretto sociale fondato dai marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo, oggi cittadella della solidarietà che ospita, tra le altre realtà impegnate nel sociale, la Pastorale diocesana dei migranti.

Pier Giorgio Frassati, l’Allamano, il Sermig e la Moschea della pace
Quindi i luoghi di Pier Giorgio Frassati, santo e testimone di fede e impegno sociale. La casa madre dei Missionari della Consolata, congregazione fondata da san Giuseppe Allamano. Il Sermig Arsenale della Pace, ex fabbrica bellica trasformata in luogo di pace, accoglienza e solidarietà. Infine, l’importante centro torinese di cultura islamica, la Moschea della pace di corso Umbria.
Dopo la messa tavolata multietnica
Dopo i saluti del delegato Migrantes per il Piemonte, monsignor Marco Prastaro, vescovo di Asti e presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese, ha commosso la celebrazione eucaristica nella Basilica di Maria Ausiliatrice, presieduta dal vescovo ausiliare di Torino, monsignor Alessandro Giraudo. Quindi stata la volta del pranzo condiviso nel cortile San Giuseppe a Valdocco. E qui ogni partecipante ha messo in tavola un piatto tipico del Paese d’origine.
Danze, musiche e coreografie da tutto il mondo
Hanno offerto spazio alla festa i cortili del centro salesiano di Valdocco. Ed è stato un vortice di musiche, balli, animazioni per i più piccoli. E ancora di coreografie recitate in casacche rosse e nere e con i volti colorati da trucchi e maschere. Per raccontare storie, ferite e anche incontri delle migrazioni.

Il cardinale Repole: “Dalla Chiesa un messaggio di integrazione e solidarietà”
“Le crisi, comprese quelle economiche, provocano l‘impoverimento di tante famiglie – ha osservato il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e e vescovo di Susa – Ed è nostro impegno vigilare su queste piaghe sociali. Allo stesso tempo, nella Chiesa e in altre realtà sociali c’è grande attenzione all’integrazione e alla solidarietà”.
Lo Russo e Marrone. “Torino cresciuta con la forza dei migranti”
Torino è del resto un modello di città cresciuta proprio sulla forza dei migranti. “Torino non sarebbe diventata grande senza le comunità migranti – ha scandito dal palco delle autorità il sindaco Stefano Lo Russo – Non sono mancati scontri con chi era già qua. Ma la città è sempre riuscita ad attingere la sua linfa e la sua energia proprio dal processo migratorio”.
Davanti alla grande statua di Don Bosco al centro della piazza, il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone ha voluto ricordare il santo sociale degli oratori, che educava i bambini nella Torino non facile di duecento anni fa. “Ci ha insegnato che l’integrazione si fa con il lavoro”.
Pane e ulivo. Messaggio di fratellanza e pace
Da Bucarest la cerimonia finale della giornata. Ramoscelli d’ulivo e pane distribuiti a tutti. Una tradizione cara alla liturgia ortodossa che diventa segno di condivisione e fraternità. “Rifiutiamoci di accettare le presenti guerre come normali – ha esortato Repole – La nostra cifra distintiva è quella della solidarietà”.
Paola Cappa
Foto: Marcos Dorneles
Momenti di festa e di felicità









