La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese – Foto d’archivio, Ansa

 

Dopo le recenti visite ufficiali del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e del premier Mario Draghi anche il Ministro degli Interni Luciana Lamorgese è volata a Tripoli. Di questo viaggio che come ha principale scopo quello di affrontare tutte le questioni che riguardano l’immigrazione da quel Paese verso l’Italia (diritti umani, corridoi umanitari, trafficanti, coinvolgimento dell’UE …) ci riferisce martedì 20 aprile 2021 Avvenire nell’articolo a firma di Vincenzo R. Spagnolo e che qui riportiamo.

 

Una missione lampo, decollo alle 9 da Roma e rientro alle 16, formale ma non priva di sostanza, quella in Libia della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Dopo le recenti visite ufficiali del collega degli Esteri Luigi Di Maio e soprattutto del premier Mario Draghi, è stata la volta della titolare del Viminale, volata a Tripoli per provare a rinsaldare coi vertici del nuovo governo libico la «cooperazione bilaterale» in materia di immigrazione. Lamorgese ha incontrato il presidente del Consiglio presidenziale dello Stato, Mohamed Younis Ahmed al Menfi, il primo ministro Abdelhamid Dbeibah e il suo omologo dell’Interno, Khaled Tijani Mazen.

Nei tre colloqui, fa sapere il Viminale, la ministra «ha riaffermato la solidità del legame tra Italia e Libia» e riconosciuto il ruolo del nuovo governo di unità nazionale per consolidare il Paese: «Sono sicura che la Libia saprà sfruttare questo momento procedendo con convinzione verso la sua piena stabilizzazione», ha auspicato Lamorgese, ribadendo che «l’Italia è pronta a sostenere progetti di collaborazione a tutto campo, chiedendo anche alle istituzioni europee di prestare al governo di Tripoli il massimo e concreto sostegno».

Trafficanti e diritti umani. Ufficialità a parte, la titolare del Viminale ha affrontato coi suoi interlocutori il nodo dell’immigrazione via mare dalle coste libiche e del contrasto alle organizzazioni criminali di trafficanti (talvolta contigue a elementi in uniforme, come Avvenire ha denunciato), ma anche quello del rispetto dei diritti umani di migranti e rifugiati. L’Italia, ha spiegato, lavora per un maggiore coinvolgimento dell’Ue a fianco della Libia, che passa anche attraverso l’attività dell’Oim e dell’Acnur. Lamorgese ha proposto di organizzare presto un incontro a Roma, con la partecipazione delle autorità libiche.

Dal canto loro, le autorità libiche sollecitano aiuti concreti, attraverso «lo scambio sulle moderne tecnologie anti-terrorismo e la formazione di piloti e guardiacoste». Lo afferma il ministro dell’Interno Mazen, mettendo l’accento sulla «storia comune» di cooperazione fra i due Paesi «nei settori di sicurezza e polizia». Mazen insiste su «un partenariato a più livelli» per combattere «il terrorismo e le organizzazioni che sfruttano gli immigrati e agiscono nel traffico di esseri umani».

In parole povere, il governo libico si aspetta nuovi fondi per corsi di formazione e cooperazione sull’«aviazione di polizia, la sicurezza costiera e altri corsi specialistici». Aiuti che l’Italia ha fornito in passato attraverso il controverso strumento del Memorandum, contestato dalle associazioni umanitarie, secondo le quali gli oltre 785 milioni di euro stanziati dal nostro Paese non hanno evitato naufragi, consentendo invece «il respingimento in Libia di 50mila persone, di cui 12mila solo nel 2020».

Corridoio umanitario. Intanto, il Viminale pensa alla condizione dei migranti, alcune migliaia, trattenuti nei campi libici. È in preparazione, dicono fonti italiane ad Avvenire, un corridoio umanitario «con un cospicuo numero di migranti» da trasferire sul suolo italiano. E la ministra lavora a una seconda missione: «Conto di tornare in Tunisia anche con la commissaria Ue Johansson», fa sapere Lamorgese, che punta a far ripartire l’accordo di Malta sulla redistribuzione e ritiene che l’Europa debba dare «una grande prova di coesione» trovando nel nuovo Patto su Immigrazione e Asilo «un punto di equilibrio tra il principio di responsabilità e l’effettiva solidarietà» tra Stati membri.

Il timore è quello di un brusco aumento delle partenze. «Purtroppo, ci aspettiamo che con l’estate i flussi migratori dalla Libia riprendano e bisogna prepararsi», ha dichiarato nei giorni scorsi a Roma Filippo Grandi, alto commissario Onu per i rifugiati. Per questo, le tre visite istituzionali a Tripoli in poco tempo hanno cercato di rafforzare un tassello di quella che Lamorgese definisce una «interlocuzione costante» coi Paesi di partenza e transito dei migranti e con l’Unione europea.

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