José Mazuelos Pérez, Vescovo della diocesi delle Canarie
Affrontare le cause, invece di lottare contro i migranti: questa è la pressante richiesta alla Spagna e all’Ue del vescovo José Mazuelos Pérezche da un anno guida la diocesi delle Canarie. Da una intervista per Avvenire di Nello Scavo, inviato a Puerto del Rosario (Fuerteventura), pubblicata giovedì 6 maggio 2021, emerge con evidenza che non vi è differenza alcuna (nella sua drammaticità) tra quanto avviene nel Mediterraneo e nella rotta atlantica.

 

«Negli ultimi mesi migliaia di immigrati sono arrivati sulle nostre isole. Molti sono i morti e i dispersi. Non se ne conosce neanche il numero esatto. Perciò insieme ai fedeli usiamo la nostra voce per dire che la “rotta atlantica” non può essere considerato un problema solo del nostro arcipelago». José Mazuelos Pérez da un anno è il vescovo della diocesi delle Canarie. La politica un po’ lo rispetta e un po’ lo teme. Perché non si può liquidare con l’appellativo di ‘barricadero’ un presule che prima di entrare in seminario era stato anche ufficiale medico dell’Esercito.

Come spiega l’aumento delle traversate verso le isole spagnole?
Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità. L’ingiustizia del commercio internazionale, la fame, le guerre indotte nei paesi ricchi di minerali, i regimi politici dittatoriali che depredano e reprimono la loro gente, le persecuzioni politiche e religiose, le mafie internazionali, l’uso dei flussi migratori come forma di pressione politica. Queste sono le motivazioni e i nostri Paesi non sono estranei. La necessaria regolamentazione della migrazione implica il dovere di affrontare le cause, invece si sceglie di lottare contro queste persone e non contro i fattori di spinta.

Cosa chiedete alla Spagna e all’Ue per non lasciare da sole le Canarie?
È essenziale creare possibilità concrete nei Paesi di origine per vivere con dignità e, contemporaneamente, in quelli di destinazione. Salvare le vite e allo stesso tempo non sfuggire alle proprie responsabilità nei confronti dei Paesi d’origine. Entrambe le cose, non una o l’altra. L’Unione Europea e lo Stato spagnolo devono comprendere che non si possono creare ghetti insulari. Come afferma Papa Francesco, nei Paesi di destinazione va ricercato il giusto equilibrio tra la tutela dei diritti dei cittadini e la garanzia di accoglienza e assistenza ai migranti.

Perché nella pratica non accade?
Basterebbe prendere sul serio il Papa che segnala alcune ‘risposte essenziali’ soprattutto per chi fugge da ‘gravi crisi umanitarie’: aumentare e semplificare la concessione dei visti; aprire corridoi umanitari; garantire alloggio, sicurezza e servizi essenziali; offrire opportunità di lavoro e formazione; promuovere il ricongiungimento familiare; proteggere i minori; garantire la libertà religiosa e promuovere l’inclusione sociale.

Chi è per lei la persona migrante?
Per un cristiano il migrante è prima di tutto un figlio di Dio, un fratello con una vita segnata dal dolore e dalla sofferenza, che cerca la speranza di una vita migliore. Non possiamo rimanere ignari del loro dolore o indifferenti quando si tratta di apprezzare lo straordinario contributo di coloro che vengono nelle nostre società che intanto invecchiano. Né possiamo ignorare la complessità di questo dramma.

Da vescovo cosa chiede ai fedeli?
Dobbiamo offrire una testimonianza unica di fratellanza e cittadinanza nell’accoglienza, nella cura e nella promozione di chi arriva ed esortare la politica contro le cause di tanta sofferenza. Come dice il Papa non dobbiamo aspettarci tutto da chi ci governa, ma è possibile partire dal basso.

E le comunità cristiane come rispondono?
Le nostre parrocchie sono diventate luoghi di accoglienza, le persone conservano ancora uno spirito solidale. Più di una volta abbiamo visto la gente delle nostre isole tuffarsi in mare per salvare i migranti che rischiavano di annegare. Però a Madrid devono capire che qui si sta giocando con il fuoco. Perché in tempo di pandemia, con una crisi che ha gettato tante famiglie nella povertà, è facile che qualcuno possa alimentare la rabbia e usarla come arma politica. E i migranti diventano bersaglio di questi sentimenti.

Pensa che si tratti di una disattenzione del governo centrale o di una scelta precisa?

Guardo i fatti. Nell’arcipelago stanno creando dei campi permanenti ed è stata bloccata la redistribuzione delle persone migranti in Spagna e nell’Ue. Il governo europeo e quello di Madrid devono agire in fretta per alleggerire la pressione sulle nostre isole, noi da soli non possiamo farcela e la conseguenze potrebbero essere molto serie.

 

Per chi volesse approfondire leggi anche:

“L’abisso dei migranti nel paradiso Canarie”. Articolo di Nello Scavo pubblicato da Avvenire giovedì 6 maggio 2021

 

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