La baraccopoli del Ghetto di Rignano. Il dibattito sull’immigrazione è uno dei più avvelenati dalle fake news – ANSA/Franco Cautillo
La fondazione Openpolis, in collaborazione con Oxfam Italia, ha aperto sul suo sito una nuova sezione «Hate speech», un osservatorio sulle dinamiche di diffusione delle fake news su immigrazione e diritti, ma che è anche uno spazio per segnalare le notizie da verificare. Un articolo di Luca Liverani, pubblicato venerdì 30 aprile 2021da Avvenire, ci parla di questa importante iniziativa in un’epoca nella quale i social hanno un ruolo così attivo anche nel divulgare false notizie al fine di alimentare strumentalmente un clima di odio: gli immigrati sono tra i principali obiettivi di queste campagne diffamatorie.  

 

Un osservatorio sulle dinamiche di diffusione delle fake news diffuse ad arte per avvelenare il dibattito, nei social e non solo. Ma anche una sorta di sportello virtuale interattivo, dove segnalare notizie la cui autenticità va verificata. Sono le finalità dell’iniziativa lanciata dalla fondazione Openpolis e da Oxfam, l’organizzazione internazionale che si batte per la riduzione della povertà globale.

Openpolis ha infatti aperto sul suo sito una nuova sezione «Hate speech»discorso d’odio, in collaborazione con Oxfam Italia. L’idea è creare un osservatorio sulle notizie false, le “bufale”, sui temi dell’immigrazione e dei diritti, che sia anche uno strumento di partecipazione attiva dei cittadini, con il canale interattivo #Checknews, una piattaforma con cui i lettori possono segnalare informazioni e contenuti trovati on line su questi temi, chiedendo di verificarle.

Le organizzazioni risponderanno a domande su notizie, vere o presunte, lette su media e social media, mettendo al centro i fatti. Un modo per «dare voce e liberare il potenziale collettivo di azione dei molti cittadini italiani – dicono i promotori – che vogliono combattere l’incremento dell’intolleranza, dell’odio e del razzismo generato dalla disinformazione».

Ad esempio a una lettrice che domandava se è vero che i migranti siano una “bomba sanitaria”, Openpolis e Oxfam hanno così risposto: «I migranti irregolari sono senz’altro una delle categorie più esposte al Covid e alle sue conseguenze. La Germania, per esempio, ha annoverato i richiedenti asilo tra le prime categorie a rischio – spiega il sito “anti-bufale” – e quindi tra i primi a dover essere vaccinati. In Italia questo non è successo e il piano vaccinale per il momento non parla di migranti – anche se sia la Costituzione italiana (articolo 32) che il dl 286 del 1998 (articolo 35) stabiliscono che chiunque si trovi in territorio italiano ha diritto a cure mediche gratuite, vaccinazioni comprese (…)». La sezione ospita altre 13 segnalazioni, molte delle quali hanno avuto un’articolata e documentata risposta.

«Openpolis da sempre utilizza i dati – spiega Michele Vannucchi, analista politico di Openpolis – per raccontare storie e svolgere inchieste giornalistiche di interesse pubblico, per migliorare la qualità del dibattito. La pluralità delle idee è un elemento imprescindibile per una democrazia matura, a patto che queste si basino su elementi concreti e verificabili».La sezione Hate speech si apre con un approfondimento dedicato al tema dello Ius Soli: una questione che nelle settimane scorse è stata riportata al centro dell’attenzione del dibattito pubblico. Il caso di studio «Giovani che si sentono italiani tra discriminazione e integrazione» sottolinea quanto i minori stranieri – che vivono nel nostro paese da anni – siano pericolosamente esposti ai discorsi d’odio. «Il nostro obiettivo non è solo trovare una terapia efficace contro i danni provocati dalle notizie malate d’odio – dichiara Elisa Bacciotti, responsabile campagne Oxfam Italia – ma anche promuovere lo sviluppo di una comunità di cittadini impegnati a diffondere attivamente questa possibilità di cura». Il progetto è sostenuto dal programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione Europea.

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