Con troppa frequenza ci troviamo costretti a riferire di tragedie di migranti che avvengono in ogni parte del mondo ed è quindi con sincero piacere che riportiamo questo articolo di Antonio Maria Mira, pubblicato da Avvenire giovedì 24 giugno 2021, che racconta la storia di Alieu Saho, un giovane gambiano di 23 anni, che da tre vive a Roma e collabora con diversi musicisti. Alieu ha iniziato a suonare la kora quando aveva 5 anni e oggi vuole portare la sua musica in tutto il mondo.

 

Da un barcone per fuggire dalla Libia e cercare una nuova vita, a una barca di pescatori umbri dove suonare la sua musica. La sua nuova vita. Dalle enormi e pericolose acque del Mediterraneo a quelle ospitali del lago Trasimeno. È la storia di Alieu Saho, giovane gambiano di 23 anni, un ragazzo con la musica nel sangue. La sua è una famiglia di musicisti e lui fin da piccolo suona la kora, strumento africano a corde di grande sonorità, suoni che arrivano dal profondo del continente e che Alieu ha scelto di far conoscere. Sfidando il lungo viaggio dei migranti. «Ho iniziato a suonare questo strumento quando avevo 5 anni. Con mio padre abbiamo fatto tanti festival insieme in Gambia, Senegal e Mali. Io oggi voglio portare la mia musica in tutto il mondo, voglio che chi non conosce la kora venga a conoscenza di questo strumento. È anche per questo che ho fatto questo lungo viaggio dal Gambia a qua».

Un viaggio simile a quello di tanti altri migranti come lui. «Non è stato troppo difficile nel mio caso il viaggio con la barca, è stata molto lunga e dura la parte precedente del viaggio: sono passato in Senegal, qualche giorno in Mali, poi Nigeria e su verso nord piano piano». Un viaggio cominciato cinque anni fa. Poi Alieu, come tanti immigrati, per due anni gira l’Europa in cerca di fortuna. Ma sempre con la musica in testa. Ora da tre anni vive a Roma dove collabora con molti musicisti, col nome d’arte Kora Hero. E grazie alla musica, ha ritrovato il sorriso.

Sabato scorso ha partecipato al Blues Lake Drops, evento organizzato a Castiglione del Lago da Trasimeno Blues nell’ambito della Festa della musica. «Suonare oggi qui su una barca dei pescatori mi fa ricordare quando stavo sul barcone per venire in Italia, è una emozione meravigliosa». Ha suonato il suo strumento su una barca al largo. Infatti anche quest’anno si è ripetuta la scelta, che risale allo scorso anno, di far suonare i musicisti al largo, per garantire il distanziamento. Per Alieu rappresenta davvero un ritorno alla vita, perché può tornare a esprimere la sua arte e a trasmettere il suo desiderio di speranza e riscatto. Da un barcone della speranza alla barca della realtà. Che Alieu trasmette con la sua musica che evoca sonorità africane e quelle del Blues dirompente.

Musica che emoziona. Ancor più su questa barca della tradizione dei pescatori del Trasimeno. Quei pescatori che proprio il 19 giugno 1944, coincidenza, salvarono dalla deportazione 22 ebrei, portandoli via con le loro barche. Due storie di libertà che si incontrano così come le tradizioni musicali che qui si contaminano. Il Trasimeno Blues, negli ultimi anni, ha scommesso sulla ricerca delle connessioni tra il Blues del Mississippi e quello delle sue origini primordiali, proprio quello di Alieu ‘Kora Hero’. «È molto particolare che Alieu si sia ritrovato qui a suonare su una barca di pescatori anche per rivivere le sensazioni che ha vissuto con il suo viaggio; oggi rivive questa esperienza con gioia – sottolinea Gianluca Di Maggio, direttore del Trasimeno Blues e organizzatore dell’evento ‘ Blues Lake Drops’ – . Per lui questo concerto è una sorta di ‘ritorno alla vita’, una possibilità sia di esprimere la propria arte ma anche di trasmettere agli altri le proprie emozioni, la propria voglia di riscatto unita ai sentimenti di speranza».

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