Avvenire ha pubblicato giovedì 1 luglio 2021 un articolo di Nello Scavo contenente anche il video, che qui riportiamo, ripreso dall’aereo di Sea Watch nel quale si vedono i tentativi di una motovedetta libica di affondare una barca con decine di persone a bordo. Dal video si vedono anche i colpi sparati contro il motore mentre il gruppo di migranti cerca di sfuggire alla cattura.

 

Hanno tentato una strage, prima sparando diversi colpi da distanza ravvicinata contro i migranti che su un barcone in acque internazionali tentavano di sfuggire alla cattura. Poi, per almeno due volte, la motovedetta libica di fabbricazione italiana ha tentato di speronare il gruppo, mancando solo di pochi centimetri i migranti nel corso di manovre ad alta velocità che avrebbero potuto provocare una carneficina.

Le immagini riprese da Seabird, l’aereo di Sea Watch, spiegano senza bisogno di alcun commento, il perché da anni si stia tentando di eliminare testimoni scomodi dal Mediterraneo Centrale.

Di “inquietante video” parla Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Onu per i migranti (Oim). I guardacoste libici inseguono “in acque Sar maltesi, quasi speronandoli, i migranti in mare. Questa operazione non può essere certo definita un soccorso”.

Sea Watch definisce l’episodio come “una pericolosa intercettazione da parte di una nave della guardia costiera libica”. L’inseguimento è andato avanti per circa 90 minuti, tra manovre azzardate e tentativi di abbordaggio condotti con modalità che i codici della navigazione indicano come tipici della pirateria. La motovedetta libica si trovava in acque internazionali di competenza maltese. Una circostanza non secondaria. In passato anche le motovedette italiane non sono state inviate nella Sar Maltese, il cui confine da Lampedusa dita poco più di 30 miglia, perché l’area viene rivendicata da Malta, pur trattandosi di acque internazionali. Ai guardacoste di Tripoli, invece, viene permesso lo “sconfinamento” (che peraltro in caso di soccorsi non è in alcun modo vietato dal diritto internazionale della navigazione). La riprova che i confini delle aree Sar (ricerca e soccorso, ndr) vengono utilizzati come pretesto per rinunciare ai soccorsi lasciando che migranti e profughi vengano catturati dalle autorità libiche, oppure intercettati dalla flotta fantasma di pescherecci adoperati da Malta per respingere i migranti senza sporcarsi le mani.

L’allarme è stato lanciato mercoledì pomeriggio quando la Ong ha twittato: “Sono stati sparati colpi in acqua. Questa brutalità mette in pericolo la vita delle persone. I rifugiati non sono un bersaglio”.

I guardacoste libici si sono allontanati per oltre 110 miglia dal porto di Tripoli e sono arrivati a sole 45 miglia da Lampedusa, come confermano i tracciati dell’aereo si Sea Watch elaborati dal giornalista Sergio Scandura, di Radio Radicale. Non era mai successo che una motovedetta tripolina si spingesse così a Nord per inseguire dei migranti, lasciando però che altri barconi raggiungessero indisturbati Lampedusa. “Come se volessero a tutti i costi prendere quel gruppo di migranti in particolare”, osserva un investigatore. Non è infatti la prima volta che le milizie marittime libiche, che sono espressioni di precisi clan locali, acciuffino un gommone salpato da una spiaggia controllata da un clan avversario e non si accorgano invece di quelli messi in mare nelle aree controllate dai gruppi a cui sono affiliate.

“Se questa è la soluzione al problema immigrazione nel Mediterraneo, allora è assolutamente vergognoso! La guardia costiera libica apre il fuoco, usa la nave come un ariete”, ha commentato Herman Grech, direttore del Times of Malta, il principale quotidiano de La valletta che in questi mesi sta incalzando il governo laburista.

In un’altra registrazione audio raccolta sempre da Sea Watch si può ascoltare l’Sos lanciato due giorni fa da un motopesca tunisino alla Capitaneria di porto di Lampedusa. Si tratterebbe di un barcone del tutto analogo a quello poi naufragato in acque italiane.
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