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Chiesti numerosi mandati d’arresto dal procuratore Khan per crimini di guerra, contro i diritti umani e violenze contro i migranti in Libia

E’ la prima volta che un procuratore della Corte penale internazionale si reca in Libia (è successo lo scorso 12 novembre e lo racconta Nello Scavo su Avvenire) e da Tripoli Karim Khan ha comunicato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di aver spiccato alcuni mandati di cattura per crimini di guerra e contro l’umanità. Ancora non si conoscono i nomi dei destinatari, ma la richiesta di cattura rischia di mettere in serio imbarazzo i governi europei che con le “autorità” libiche hanno collaborato per contrastare le migrazioni verso l’Italia e l’Europa.

Fino alla scorsa primavera il Tribunale internazionale non aveva potuto indagare sui crimini contro i migranti, perché autorizzato a perseguire unicamente i “crimini di guerra”. Gli investigatori hanno però potuto accertare uno stretto legame tra le violenze e le estorsioni contro i i migranti e i crimini commessi durante gli scontri tra fazioni rivali. “Secondo una valutazione preliminare dell’Ufficio, i crimini contro i migranti in Libia possono costituire crimini contro l’umanità e crimini di guerra,” ha detto il procuratore Khan, aggiungendo che “coloro che cercano di trafficare e sfruttare i migranti e i rifugiati prendono di mira le persone più vulnerabili, che non hanno o hanno pochissima capacità di far valere i propri diritti umani fondamentali.”

I personaggi oggetto delle investigazioni sono a capo di clan che si spartiscono il potere in Libia: dall’esercito alla guardia costiera, dalla «polizia petrolifera» agli squadroni della morte a servizio del generale Haftar, il padrone della Cirenaica da sempre in lotta con i gruppi della Tripolitania. 

Sono richieste presentate “in modo confidenziale” ha spiegato il procuratore, e spetterà ai giudici decidere. “Presenteremo ulteriori richieste d’arresto, perché le vittime vogliono vedere l’azione della giustizia e le prove sono ormai disponibili” ha aggiunto. La procura ha accolto anche le denunce di alcune organizzazioni giuridiche internazionali che in anni di lavoro hanno trovato altri riscontri alle indagini giornalistiche, come quelle condotte da Avvenire e altre testate internazionali.

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