Solo 28 mila i richiedenti asilo registrati in Italia nel 2020, contro i 44 mila del 2019. Esiti, le domande respinte sono il 77% di quelle esaminate. Oltre 5.000 gli arrivi via terra, quattro su cinque dalla Slovenia; ma ci sono anche i “rintracci” sul confine francese, svizzero e austriaco. «Nonostante la ripresa degli “sbarchi”, il fenomeno migratorio nel nostro Paese mostra i segnali di una fase di relativa stagnazione. E questa tendenza potrà accentuarsi anche a seguito della crisi economica». Per l’ISMU è in calo anche la presenza dei migranti irregolari, 517 mila contro i 562 mila del ’19

Le restrizioni alla mobilità causate dalla pandemia di COVID-19 hanno influito in particolare sugli spostamenti per richiesta di asilo che avvengono attraverso le frontiere aeroportuali. È uno dei fatti che emergono dal XXVI Rapporto ISMU sulle migrazioni 2020, appena presentato.

Nel 2020 i richiedenti asilo in Italia sono stati circa 28.000, contro i 43.783 del 2019. Sul versante degli esiti, il 2020 ha registrato una lieve flessione delle richieste respinte: 77% dei richiedenti protezione esaminati, contro l’81% del ’19. Anche il dato 2020 e però «comunque superiore rispetto agli anni che hanno preceduto l’abolizione della protezione umanitaria».

5.000 arrivi via terra, per l’80% dalla Slovenia

Il Rapporto naturalmente registra l’aumento di arrivi via mare nel nostro Paese rispetto ai due anni precedenti (34 mila i rifugiati e migranti sbarcati nell’ultimo anno, contro i 23 mila del ’18 e gli 11 mila del ’19). Ma «tra gli altri canali di ingresso che alimentano potenzialmente le richieste di asilo c’è anche quello degli arrivi irregolari via terra, che dall’inizio dell’anno al 26 novembre 2020 sono stati 5.032». Quattro su cinque di questi migranti e rifugiati hanno attraversato il confine della Slovenia e i rimanenti sono stati “rintracciati” soprattutto lungo il confine francese, ma anche svizzero e austriaco.

Negli ultimi cinque anni la quota di minori stranieri non accompagnati sul totale degli “sbarcati” è stata sempre superiore alla media decennale: ha oscillato, infatti, fra il 13% e il 15%.

“Una maggiore mobilità. Ma verso altri Paesi”

Per l’ISMU, «nonostante la ripresa degli sbarchi, il fenomeno migratorio nel nostro Paese mostra i segnali di una fase di relativa stagnazione. Tale tendenza potrà accentuarsi anche a seguito della crisi economica che il post-pandemia porterà con sé, rallentando gli arrivi e incentivando la mobilità degli stranieri e dei naturalizzati verso altri Paesi».

Ma l’istituto di Milano si aspetta anche una riduzione del fenomeno dell’irregolarità, «su cui agiranno sia gli effetti della sanatoria intervenuta nel corso di quest’anno, sia l’eventuale riduzione della forza trainante di un mercato del lavoro che, quasi certamente, faticherà a recuperare le posizioni, già non brillanti, dell’epoca pre-COVID».

Già al 1° gennaio 2020 l’ISMU stima la presenza in Italia di 517 mila stranieri irregolari, l’8% in meno rispetto al 1° gennaio 2019 (562 mila): «Un cambiamento che si è verificato prima del provvedimento di regolarizzazione del 2020 e seppur in presenza di una nuova normativa sull’asilo che ha accresciuto la platea degli esclusi».

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