L’appuntamento, il primo maggio nell’oratorio San Felice, scandito da riti, giochi e preghiere. Un momento di rinnovamento e unità. Per Pastorale Migranti il saluto di padre Paul Nde

Chi ha portato il riso, chi la frutta, chi i dolcetti. Chi un semplice sorriso. Ma l’importante è che proprio tutti hanno contribuito con un pezzetto di sé alla festa di Capodanno srilankese. Lo Sinhala & Tamil New Year (Aluth Avurudda in cingalese e Puthandu in tamil) è stato un vero abbraccio di comunità. L’appuntamento, come da tradizione fissato tra la metà di aprile e gli inizi di maggio, sì è tenuto venerdì primo di maggio a Torino presso l’oratorio San Felice, di via Giuseppe Giusti, 8 (vicino a Porta Susa). Per celebrare il ‘nonagathe’, tempo di silenzio e attesa tra un anno e l’altro.

Circa 200 le persone intervenute. Tra loro parecchi giovani e 35 bambini.

Il saluto di padre Paul Nde per Pastorale Migranti

A portare il saluto della Pastorale Migranti è anche giunto padre Paul Nde, cappellano per i fedeli francofoni africani,rettore della chiesa di San Domenico a Torino e delegato arcivescovile per il clero straniero.

Il fuoco nuovo, il primo pasto, i doni e i colori propizi

Nella ricorrenza tutti i rituali sono stati puntualmente rispettati, in un clima di spensieratezza e di calore. E con la volontà di rinnovarsi nello spirito, in famiglia e tra i compagni delle principali comunità dello Sri Lanka. La cingalese e la tamil. Lo spiega suor Rita Mascarenhas, religiosa salesiana, punto diriferimento per tutta la comunità formatasi a Torino 26 anni fa. “Abbiamo acceso il fuoco nuovo, preparato insieme il primo pasto dell’anno. Portato omaggi ai più anziani in segno di rispetto. Indossato gli abiti con i colori propizi. Il rosso dell’amore e il bianco del candore”.

Le due bandiere unite di Sri Lanka e Italia

Per marcare la vicinanza tra Sri Lanka e Italia sono anche state innalzate le rispettive bandiere. Ad accompagnare la cerimonia sono risuonati gli inni nazionali dei due Paesi.  Quindi ciascun capo-famiglia è stato invitato ad accendere una candela. A testimoniare la fiamma viva della fede e dell’unità tra le persone.

Il riso kiribath. Un richiamo alle radici

La festa è durata tutto il giorno, tra sorrisi, risate e grida di bambini. “Il raduno ha avuto inizio con una colazione semplice e tradizionale”, prosegue suor Rita. Sulla tavola apparecchiata il primo protagonista è stato il riso kiribath, cotto nel latte di cocco, simbolo di purezza e benedizione. “Un sapore che richiama le radici, la casa e la gratitudine”.

Corse di bimbi, danze di fanciulle e il buon cibo della festa

Quindi la kermesse è entrata nel vivo. Ed è stato il momento delle corse con i sacchi e delle gare di tiro alla fune e rottura delle pentole per i più piccoli. Con tanto di premi per tutti. Alle ragazze, tutte in costumi tipici, è spettato invece animare delle danze tradizionali. Tutto tra il gaio vociare delle mamme, intente a preparare i golosi piatti della tradizione. E tra i robusti richiami degli uomini incaricati di tenere vive le braci su cui rosolavano le carni grigliate.

“Come sempre accuratissima è stata la regia di Fernando Priyantha, l’attento coordinatore principale della comunità – sottolinea suor Rita – E lui non ha lasciato nulla al caso. A rendere più vivo e partecipato l’incontro ha poi contributo la gioia tipica delle feste popolari dove ognuno trova il suo posto e il suo sorriso”.

Ringraziamento e preghiera per stringersi e camminare insieme

Infine, i momenti del ringraziamento e della preghiera. “Un invito alla pace e alla riconciliazione”. Così, a poco a poco, si è compiuta la magia della condivisione e della fraternità. “Tra profumi, colori e risate, si è stretto un vero legame di unità – considera suor Rita – Perché questo è il segreto della nostra festa. Un Capodanno da vivere come occasione per sentirsi famiglia, anche provenendo da storie e paesi diversi. Un evento per ricordare non tanto il tempo che passa. Piuttosto la bellezza di fare la strada insieme”.

Paola Cappa

Capodanno cingalese. I momenti della festa