Annunciato come ‘rivoluzione copernicana’, l’immediato recepimento del processo di riforma lede diritti e democrazia e abbatte i sistemi di protezione dei migranti
È stato annunciato come una rivoluzione copernicana il decreto legge per l’attuazione del nuovo Patto Europeo su migrazione e asilo approvato il 4 giugno dal Consiglio dei ministri in Italia. Si potrebbe trattare in realtà di un altro passo verso un progressivo smantellamento del diritto di asilo per uomini, donne e bambini che cercano protezione in Italia.
Immediata attuazione in Italia della riforma del diritto di asilo

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha presentato la nuova normativa in conferenza stampa. Il Patto europeo prevede, è vero, due anni di tempo per il suo recepimento. Ma la sua ’immediata entrata in vigore in Italia consente di “dare immediata attuazione al nuovo processo regolatorio già a partire dal 13 giugno”. Un atto in linea con gli intendimenti del governo, uno tra gli “attori principali del processo riformatore del sistema di asilo a livello europeo”.
In Italia si esamineranno fino a 16.032 richieste di asilo all’anno
Nel Patto la Commissione europea ha quantificato per ciascun Stato membro il numero massimo annuale di domande da esaminare nella procedura di frontiera. L’Italia, come spiega Piantedosi, “dovrà esaminare, nel primo periodo di applicazione compreso tra il 12 giugno 2026 e il 12 giugno 2027, fino a 16.032 domande annue”.
Subito operative le procedure di frontiera
Prosegue intanto l’iter parlamentare del disegno di legge su migrazione e asilo. “Non intendiamo depotenziare gli altri cantieri aperti – Piantedosi ha aggiunto – Ma a decorrere dal 12 giugno 2026, data di avvio dell’applicazione del Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, abbiamo voluto rendere immediatamente operative, con intervento d’urgenza, le procedure di asilo alla frontiera che il diritto dell’Unione rende obbligatorie per determinate categorie di richiedenti”.
In attuazione alle disposizioni del nuovo Patto, la procedura di frontiera, troverà obbligatoria applicazione nel caso di persone provenienti da Paesi con un tasso di accoglimento delle domande inferiore al 20%. E poi di soggetti considerati pericolosi per la sicurezza nazionale, o che abbiano presentato informazioni o documenti falsi.
12 settimane per chiudere le procedure. Il fermo del richiedente

Le procedure di frontiera, ai sensi del nuovo Patto, “devono concludersi entro il termine massimo complessivo di dodici settimane. Di qui la necessità per l’ordinamento nazionale di fissare i termini della fase amministrativa e quelli della fase processuale in modo coerente con tale limite massimo. E di rafforzare gli uffici amministrativi e giudiziari che saranno impegnati nell’attività”.
Previsti anche il fermo del richiedente alla frontiera ‘per un massimo di 72 ore’ nelle more degli accertamenti su identità e pericolosità, e l’introduzione di decisioni di rigetto più rigide. Né intercorrerebbe l’effetto sospensivo automatico del ricorso giurisdizionale nelle ipotesi di inammissibilità, manifesta infondatezza e ritiro implicito della domanda.
Si normalizzano le procedure accelerate alla frontiera
Ogni ‘rivoluzione’ dipende dal punto di osservazione che si ha, se si sta ‘in alto’ o ‘in basso’ nella gerarchia sociale. Su chi impatta e chi ne beneficia e quali sono gli obiettivi. “Per tutte le realtà organizzate italiane che da anni operano sul terreno della tutela dei diritti delle persone migranti c’è una lettura diametralmente opposta a quella del Viminale”, si legge sulla testata web Melting Pot Europa.
“Per chi difende i diritti fondamentali, questa non è una svolta verso una maggiore tutela delle persone, bensì verso la normalizzazione di procedure accelerate di frontiera, del trattenimento e dell’eccezione come regola”, si legge sulla piattaforma per i diritti civili Mediterranea.
L’obiettivo è respingere i migranti e smantellare il diritto di asilo
L’obiettivo è dichiarato ed è uno solo, ossia ‘respingere’. Cioè “rendere più facile espellere e deportare verso i paesi d’origine o paesi terzi donne e uomini, bambine e bambini, che stanno cercando protezione in Italia e in Europa”.

Dietro il linguaggio dell’efficienza, denuncia l’organizzazione, “si costruisce un sistema che mira a smantellare il diritto d’asilo, indebolire le garanzie giurisdizionali e ampliare gli spazi di discrezionalità amministrativa. Procedure accelerate, nuove limitazioni alla libertà personale, possibilità di rigetti più rapidi e minori tutele per chi presenta ricorso. Misure che incidono direttamente sulla vita di migliaia di persone”.
Escalation nella guerra contro un’umanità sofferente
Di qui il rovesciamento della formula ministeriale: “Più che una rivoluzione copernicana, siamo di fronte a un’ulteriore escalation nella guerra contro un’umanità la cui unica colpa è di essere nata nel posto ‘sbagliato’ del pianeta”. Un posto ‘sbagliato’ che però, osserva l’organizzazione, “diventa ‘giusto’ se andiamo a fare razzie di petrolio, gas, oro, terre rare. ‘Giusto’ per vendere armi a più non posso, per depredarlo di ogni cosa”. Perché ‘sbagliato’ è “solo quando si tratta di riconoscere di fronte ai suoi abitanti che lo abbiamo impoverito, devastato, inquinato, togliendo a chi ci vive il diritto di chiedere diritti”.
Preoccupazione e sconcerto al Tavolo Asilo e Immigrazione
Sul metodo, prima ancora che sul merito, interviene il Tavolo Asilo e Immigrazione, che esprime “forte preoccupazione e sconcerto” per l’adozione di un nuovo decreto-legge “mentre è ancora in corso l’esame parlamentare del disegno di legge relativo già approvato dal Consiglio dei Ministri nei mesi scorsi”.
Interventi emergenziali che comprimono il dibattito democratico
Il punto centrale è la scelta della decretazione d’urgenza a fronte di due anni di tempo per il recepimento. «Ancora una volta il governo ha tenuto nascosti i Piani di implementazione. Sceglie la strada dell’intervento emergenziale, comprimendo il dibattito democratico e svuotando il ruolo del Parlamento”. Una prassi, per il Tavolo, “ormai consolidata di intervenire su diritti fondamentali attraverso strumenti normativi che limitano il confronto pubblico e la possibilità di incidere sui contenuti delle riforme”.
Allarme sugli automatismi e sulle riduzioni delle garanzie giurisdizionali
Sul merito, l’allarme riguarda gli automatismi. I testi finora circolati, avverte il Tavolo, mostrano “il rischio concreto di un ampliamento degli spazi di discrezionalità amministrativa. E pericolosi automatismi incompatibili con il principio di valutazione individuale, imposto dal Patto Ue, relativo alle richieste d’asilo”. Nonché le riduzioni delle ‘garanzie giurisdizionali effettive. In gioco, si legge, vi è il rispetto di principi fondamentali: “il diritto d’asilo, la libertà personale, la tutela della salute, la dignità delle persone e il divieto di refoulement, tutelati dalla Costituzione italiana, dal diritto dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”.
Un piano sottratto alla consultazione pubblica
A pesare è anche il deficit di trasparenza. Le criticità, sottolinea il Tavolo, “si sommano all’assenza, pressoché totale nel percorso di implementazione del Patto, di un adeguato processo di consultazione pubblica”. Organizzazioni della società civile, enti territoriali e attori coinvolti nei sistemi di accoglienza “non sono stati messi nelle condizioni di potersi confrontare sui testi preparatori del Piano”. Documento “rimasto ad oggi nascosto”.
Appello al Parlamento perché eserciti le sue funzioni di controllo
Da qui l’appello finale alle istituzioni. Il Tavolo “richiama con forza il Parlamento a esercitare pienamente la propria funzione di indirizzo e controllo”, perché il recepimento del Patto “non deve tradursi in un abbassamento delle garanzie costituzionali e convenzionali”. E sollecita a “ricondurre ogni intervento normativo entro un quadro di trasparenza e partecipazione. Assicurando che le politiche migratorie siano costruite nel rispetto dei diritti fondamentali e non piegate a logiche emergenziali e propagandistiche”.
Il monito a rispettare lo stato di diritto
La conclusione è netta: “Il rispetto dello stato di diritto non può essere considerato un ostacolo. Ma è la condizione imprescindibile per la legittimità e l’efficacia delle politiche pubbliche”.
Il Tavolo Asilo e Immigrazione. Tutti i partecipanti
Fanno parte del Tavolo Asilo e Immigrazione: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid International Italia, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, CIR, CGIL, CIES ETS, CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, Commissione Migrantes Missionari Comboniani Provincia Italiana, EMERGENCY, Europasilo, FCEI – Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Migrantes, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, International Rescue Committee Italia, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam Italia, Recosol – Rete delle comunità solidali, Refugees Welcome Italia, Save the Children, SIMM, UIL.
Fonte: Melting Pot Europa
Foto: Melting Pot Europa
https://www.meltingpot.org/2026/06/decreto-sul-nuovo-patto-ue-accelera-il-governo/
