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di Alberto Perduca

Nel XXXI Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes – Costruire il futuro con i migranti, pubblicato nell’ottobre scorso e presentato a Torino il 16 dicembre 2022, si trova un capitolo dedicato alla Internazionalizzazione della formazione universitaria in Italia, redatto a cura di Marcella Rodino – giornalista e collaboratrice del nostro Ufficio.

Questo approfondimento, come tanti altri, conferma il primo impegno del Rapporto, quello cioè di conoscere e far conoscere nella sua dimensione effettiva il fenomeno della migrazione nel nostro Paese. La “cura della realtà” – per riprendere la formula di Papa Francesco – rappresenta infatti il primo indispensabile passo per realizzare compiutamente progetti di convivenza attiva, solidale e sostenibile. E senza questa “cura” sono destinati a prendere il sopravvento il pregiudizio, la paura e il rifiuto. Ora, meno appariscente di altre, esiste nel nostro Paese una migrazione universitaria importante, come tale densa di problemi e ricca di opportunità.

Meno appariscente di altre, esiste nel nostro Paese una migrazione universitaria importante, come tale densa di problemi e ricca di opportunità.

Dalla lettura del Rapporto dedicato agli studenti stranieri si apprende infatti che nello scorso decennio gli iscritti alle Università italiane sono passati da 63.625 (anno accademico 2020/11) a 102.196 (a.a.2020/21) nonché dal 3,5% al 5,6% sul totale degli iscritti. Si è dunque assistito ad un costante aumento di presenze anche se esse sono ancora lontane dalla media dell’Unione Europea. E’ pur vero che in alcuni atenei la percentuale ha superato la media nazionale avvicinandosi a quelle più alte europee. Così nell’a.a.2020/21 essa ha raggiunto il 16% al Politecnico di Milano, il 15% al Politecnico di Torino, il 9,5% all’Università di Bologna, l’8,2% all’Università La Sapienza di Roma, il 6,3% all’Università di Torino. Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte hanno così avuto il più elevato numero di iscrizioni. Stando ai dati sulle iscrizioni negli a.a. 2019/20 e 2020/21, i principali Paesi extraeuropei di provenienza degli studenti sono stati: Cina, Iran, India, Pakistan per l’Asia; Marocco, Camerun e Egitto per l’Africa; Perù per l’America Latina.

Le stime degli international students

Peraltro, sulla base delle attuali statistiche ufficiali non è possibile scomporre con esattezza il numero complessivo degli studenti distinguendo coloro che, dopo aver ottenuto all’estero il diploma di scuola secondaria superiore, sono poi migrati nel nostro Paese con visto, da quelli che invece hanno conseguito questo titolo quando già si trovavano in Italia. Secondo l’UNESCO e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo e Economico (OCSE) è soprattutto il numero dei  primi a servire da indicatore dell’attrattività universitaria del Paese che li ospita. Peraltro, con tutte le inevitabili approssimazioni, la stima è che costoro – i cd. international students – costituiscano la metà circa di degli studenti stranieri in Italia.

Pandemia, crisi economica e emergenza Ucraina: gli effetti sul fenomeno

La pandemia da COVID ha prodotto effetti di vario segno sulla presenza degli universitari con cittadinanza estera. Da un lato, nell’ultimo triennio non è diminuito il numero degli iscritti stranieri che sono, anzi, in crescita: 16.649 (a.a.2019/20), 17.775 (a.a.2020/21) e 18.448 (a.a.2021/22). Ciò è spiegabile anche grazie alle varie misure di sostegno pubblico quali gli stanziamenti addizionali per il diritto alla studio, la minor pressione delle tasse universitarie, la didattica a distanza, la possibilità di pre-immatricolarsi sotto condizione. Dall’altro, la chiusura degli atenei e dei collegi universitari hanno indubbiamente reso a tanti più difficile il percorso universitario, più precaria la condizione economica, meno accessibile il lavoro part-time, più incerto il rinnovo del permesso di soggiorno. Inoltre, in talune sedi sono emerse o si sono aggravate  situazioni di bisogno alimentare e di disagio socio-sanitario da solitudine e stress. Il settore del privato sociale si è attivato non poco con interventi di sostegno – medico, alimentare, alloggiativo e didattico – in varie città  tra cui TorinoFirenze. Oltre alla lunga emergenza pandemica, pure il mondo universitario ha dovuto poi confrontarsi con la sopravvenuta emergenza connessa al temporaneo esodo dall’Ucraina di migliaia di persone a causa della guerra. Per questo le autorità di governo e le Università hanno destinato risorse per programmi di accoglienza di studenti, ricercatori e docenti ucraini.

Il progetto UNICORE – University Corridors for Refugees

Da ultimo ma non per importanza, con l’obiettivo  di permettere il proseguimento degli studi universitari ai rifugiati, il Rapporto dà atto della prosecuzione del progetto Univesity Corridors for Refugees (UNICORE). Giunto al suo quarto anno, nel 2022 il Progetto ha visto il coinvolgimento di 33 Università italiane affinché 69 rifugiati continuino in Italia il loro percorso accademico.


La sintesi dei principali dati contenuti nel Rapporto: sintesi RICM2022

Per acquistare il Rapporto Immigrazione 2022 Caritas e Migrantes, scrivici a: redazione@upmtorino.it

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