Venerdì 26 marzo, presso il Centro Culturale Italo-Arabo Dar al Hikma (Casa della Sapienza) di via Fiocchetto a Torino, è stato presentato il libro:  “Porta Palazzo: storia orale e sensoriale del mercato più grande d’Europa”, Donzelli Editore.

L’evento, svoltosi in collaborazione tra la Pastorale Migranti della Diocesi di Torino e l’associazione Porta delle Culture, è stato uno degli appuntamenti del “Festival off dell’Accoglienza”, l’iniziativa che, nel corso dell’anno, tiene viva l’attenzione su temi relativi all’immigrazione e all’accoglienza, argomenti che abitualmente vengono affrontati in una serie di manifestazioni concentrate ad inizio autunno.

Autore e coordinatore del progetto è Gabriele Proglio, professore associato di Storia Contemporanea all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo). Alla ricostruzione storica di quello che, ancora oggi, è ritenuto essere il più esteso mercato all’aperto d’Europa, inaugurato nel 1835 all’esterno della città di allora, si accompagnano circa duecento interviste con i frequentatori della piazza, gli ambulanti, i negozianti, i clienti, i curiosi,… La maggior parte delle interviste sono state realizzate nelle lingue originali da donne ad altre donne, provenienti da otto diverse comunità etniche, costruendo così un  originale ritratto del mondo che ruota intorno al mercato, inteso non solo come centro commerciale, ma anche come luogo di incontro e di socialità, soprattutto per coloro che hanno maggiori difficoltà ad intessere rapporti esterni alle famiglie di appartenenza.

Filo conduttore della narrazione è il cibo tipico dei paesi di provenienza che, attraverso la ricerca degli ingredienti per cucinarlo qui in Italia e la ricostruzione delle ricette per la sua preparazione (alcune delle quali illustrate nel libro), richiama l’origine, il senso di comunità e la memoria di persone che si trovano a vivere distanti dai loro paesi di partenza.

L’originale ricostruzione, storica ed attuale, di Porta Palazzo non nasconde le difficoltà e i  problemi legati a quello che spesso è stato (ed è ancora) il primo punto di approdo degli stranieri che arrivano a Torino. Anticamente gli “stranieri” erano i “piemontesi” delle vallate e delle campagne, poi lo sono state le persone provenienti da altre regioni italiane, mentre oggi le zone del mercato sono soprattutto un punto di incontro per chi proviene da altri stati, europei ed extracontinentali. L’ “altro centro” della città (in contrapposizione a quello storico dei grandi palazzi), così è stato definito il quartiere di Porta Palazzo in passato, ma la definizione ha ancora oggi la sua attualità.

Stefano Passaggio