A 48 anni, ha conseguito il baccalaureato in Scienze religiose presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Torino. Prossima meta il titolo specialistico in Bioetica. Un traguardo in nome dei figli della donna e in omaggio al marito scomparso
L’alloro se lo è posato sulla testa per l’orgoglio di tutti, ma non per il suo. Tatiana Ghiurca, romena, di 48 anni, da 27 in Italia, ha voluto con la sua fresca laurea rendere omaggio alla chiesa a cui appartiene. Alla comunità romena di Torino e alla sua famiglia. I figli Marco di 24 anni, Eduard di 16 e Barbara di 13. E, non certo ultimo, a Victor, suo marito, improvvisamente scomparso due anni fa. Ma che in 25 anni di matrimonio l’ha sempre sostenuta nelle sue scelte e nelle sue fatiche. E che anche ora trova il modo di starle vicino.
La testimonianza ecclesiale di Tatiana

‘La testimonianza ecclesiale nell’epoca della mobilità culturale‘, questo il titolo della tesi con cui Tatiana ha conseguito il baccalaureato in Scienze religiose presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Torino, alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Per lei, che ha sempre tenuto ad affiancare il suo lavoro da impiegata all’impegno come catechista nella sua comunità ecclesiale, il passo della laurea non è stata una decisione dettata dai suoi padri spirituali. Piuttosto una scelta maturata all’interno della cappellania.
Tatiana catechista alla continua ricerca di contenuti di valore
“Non sono la prima, e tanto meno l’unica, della comunità ad aver percorso questa strada. Un carissimo amico, adesso diacono permanente e insegnante di religione, don Octavian Matei, mi aveva prospettato questa opportunità nel 2020. Il suggerimento ha preso via via forma concreta con lo sprone e l’appoggio di mio marito e dei figli. Che mi hanno sempre supportata. Del resto, una conoscenza più approfondita e sistematica delle espressioni di fede mi è subito parsa un’ottima occasione per migliorare la didattica con i miei giovani catecheti. Per trasmettere loro contenuti motivanti. Che stimolassero la riflessione sulle ragioni più profonde della religiosità e sulla centralità delle relazioni umane”.
L’incontro di Tatiana e Victor con la cappellania romena di Torino
La chiesa per Tatiana e Victor è del resto stata fin da subito fondamentale nel loro matrimonio. Una volta che la coppia è giunta in Italia, è poi diventata un approdo materno. Un’oasi di pace ospitale e fraterna dove ritrovare il linguaggio e le abitudini romene. E dove è stato più facile anche aprirsi al confronto con la società torinese. “Nata e cresciuta a Bacau, mi sono sposata giovanissima. E avevo solo 21 anni quando con mio marito siamo arrivati nel capoluogo piemontese in cerca di un futuro migliore. L’incontro con la cappellania romena a Torino ha rappresentato sin da subito per noi l’anello forte che ci ha consentito di non perdere il contatto con il nostro paese e con la nostra fede. La volontà di coltivare questo legame con la comunità di origine è stata progressiva e naturale”.
L’esperienza di migrante nella tesi di Tatiana
La stessa tesi di Tatiana nasce nello specifico da un debito di gratitudine verso la Chiesa di Torino. “Questa chiesa mi ha permesso di sentirmi a ‘casa’ anche lontano dal mio Paese. Mi ha offerto, nella mia lingua madre, le funzioni religiose fondamentali per il mio sostegno spirituale. Ma mi ha guidato anche a conoscere le celebrazioni della chiesa locale, che mi sono state di immenso aiuto per l’apprendimento dell’italiano”. Proprio questa esperienza di migrante sta al cuore della dissertazione di Tatiana. “Un percorso che analizza il fenomeno degli espatrii con gli occhi di chi li ha vissuti. E che mette in luce il ruolo della comunità cristiana come spazio di accoglienza e integrazione”.
Mobilità culturale ed espressioni di fede
‘La testimonianza ecclesiale nell’epoca della mobilità culturale’ sviluppa alcuni dei nodi centrali del corso di Ecclesiologia tenuto dal professor Gianluca Zurra. Quelli dove appunto si approfondiscono scientificamente le ragioni e gli schemi delle migrazioni. “Sentendomi ‘toccata’ nel personale, ho voluto presentare la mia testimonianza – spiega Tatiana – Quanto da me percepito”.
Comunità romena e filippina. Confronti tra culture e spiritualità
Lo studio non si limita del resto alla realtà romena, di cui Tatiana fa parte. Ma progredisce anche in forza di paralleli con i canoni identitari della comunità filippina che la tesista ha avuto modo di conoscere da vicino. “L’occasione per accostarmici era stata una festa per la ricorrenza dei miei 25 anni di permanenza a Torino – rammenta Tatiana – Qui ho conosciuto don Charles Dennis Manlagit, il cappellano salesiano che guida la Cappellania dei fedeli filippini. E lui si è reso subito disponibile a illuminarmi sulle espressioni più intense della spiritualità filippina”.
Le seconde generazioni dei migranti e la loro integrazione in società
Il contributo di don Charles si è rivelato in particolare prezioso quando si è trattato di raccogliere e sintetizzare le testimonianze dei ragazzi. Gli esponenti delle seconde generazioni dei migranti. “Perché una parte importante del mio lavoro l’ho proprio voluta dedicare a loro – conferma Tatiana – Per una ragione puramente personale. Come madre, giunta a una certa maturità genitoriale. È proprio qui sulla soglia dei cinquant’anni, che ci si chiede se gli insegnamenti impartiti ai propri figli, ormai adolescenti o giovani adulti, siano appropriati. O quanto meno utili a orientarsi in un mondo che non è quello dove sono cresciuti i loro padri”.
L’analisi del lutto negli studi specialistici di Tatiana
Più che un traguardo per Tatiana, la laurea è un trampolino di lancio verso studi futuri. “Alla fine di questo mese ho concluso il mio percorso specialistico sempre in Scienze religiose. Ora mi preparo a sostenere la prossima sessione di 16 esami. La tesi finale sarà ancora su un tema personale. Il lutto, come forma di vulnerabilità umana. E la condizione di vedovanza. Affronterò l’argomento dal punto di vista bioetico. Spero di discutere il mio elaborato in autunno o nella prossima primavera. E allora sì, che potrò finalmente concedermi una grande festa”.
I sacrifici della studentessa Tatiana e il sostegno di tutta la sua comunità
Non è facile per Tatiana conciliare tutto. Lavoro, figli e lezioni universitarie. “Ma a me è sempre piaciuto studiare. In Romania non ero potuta andare oltre la maturità per le non floride condizioni economiche della mia famiglia. Ero rimasta orfana di padre dall’età di sette anni. In Italia invece ho potuto contare sul sostegno di tutti. I miei, la mia comunità, gli amici, gli insegnanti. Persino sulla disponibilità del mio datore di lavoro, che mi ha concesso flessibilità sugli orari”.
Decisiva è stata del resto anche la collaborazione continua tra gli studenti. “Abbiamo sempre cercato di venirci incontro, nello scambio di materiali e nell’incoraggiamento reciproco. Non posso negare comunque di avere fatto sacrifici e rinunce. Serate di lezione e domeniche a sudare sui libri, ore sottratte ai figli e a mio marito. Ma niente è pesato, né a me né ai miei cari”.
Tatiana e l’insegnamento della religione
Ora è quasi giunto il momento di godere dei frutti di tanta fatica e tanto impegno. Per Tatiana si spalancano nuove prospettive. Anche professionali. “Un domani, questa laurea mi permetterà di diventare insegnante di religione – osserva la donna – Avrò più possibilità di stare in mezzo ai ragazzi. Che sono il nostro futuro. Ma che oggi sono tanto fragili e bisognosi di attenzioni. Del resto, non mi mancheranno gli strumenti per assolvere alla mia prossima nuova missione. Lo studio mi ha resa più forte. Più lungimirante e consapevole dei valori da trasmettere”.
La laurea di Tatiana, fonte di ispirazione per la comunità romena di Torino
La laurea di Tatiana rappresenta il coronamento di un percorso di fede. Ed è un sicuro modello anche per la sua comunità. “Se posso essere una fonte di ispirazione ne sono felice – sorride – purché si guardi alle parti migliori di me”. Il messaggio della neo-dottoressa è chiaro. “Forse oggi più che mai dobbiamo essere coscienti che siamo fratelli tutti. Un’umanità che ha bisogno dell’apporto di ciascuno di noi. E dove tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, piccola o grande che sia”.
Relazione e dialogo, strumenti di amore autentico
La relazionecon l’altro, per Tatiana, è fondamentale. “Una rel-azione da pensare come azione da tutte e due le parti – considera – Imparando che amare è soprattutto dare. E provando appunto a vedere nell’altro le qualità da assumere ad esempio. E non i difetti da cui prendere le distanze”. La relazione, del resto, è la prima fonte di dialogo, “in un approccio aperto alla condivisione e all’accrescimento dei saperi”.
Tatiana e l’amore per la vita, oltre il dolore
Quella che Tatiana intende propugnare tra i suoi figli e nella sua comunità è proprio una visione più positiva della vita. Nonostante, anzi proprio, per gli inevitabili dolori che prima o poi toccano a tutti. “Per superare le fatiche quotidiane da cui nessuno è esente. E nella consapevolezza che laddove si chiude una porta, ci sarà sempre una finestra aperta dalla quale si possa volare verso l’alto”.
Quelle cadute e sofferenze che non devono spaventare mai
Pillole di saggezza che si radicano nel passato stesso di Tatiana, purtroppo non privo di aspre prove. “Per imparare a volare bisogna prima cadere – osserva Tatiana – Ce lo insegnano anche i piccoli degli uccelli. Ogni sofferenza, ogni nostro errore, è parte di un percorso di crescita personale. Che non ci deve spaventare. Ma anzi imprimere una spinta a proseguire, con maggiore consapevolezza. E, se possibile, con ancora più speranza”.
“A Victor che mi ha tanto amata”

‘A Victor che tanto mi ha amata da darmi ali per volare’ è appunto la dedica che spicca sul frontespizio della tesi di laurea di Tatiana. Victor. Il marito sempre presente, anche a due anni dalla morte.
“Lo sento sempre vicino – si commuove Tatiana – Attraverso i nostri figli. Che non mi hanno mollata un attimo. E che mi hanno spinto a continuare e a finire ciò che ‘papà avrebbe voluto’. I miei ragazzi sono lo specchio dell’intelligenza lucida di Victor. Della sua premura verso il prossimo. Della sua sensibilità e attenzione”.
Tra Tatiana e Victor un legame che oltrepassa la morte

Per Tatiana tutto ciò che la sua famiglia ha costruito parla di suo marito. “E tutto ciò che ci succede di bello e di buono oggi, prosegue il senso della sua esistenza terrena.
Se chiudo gli occhi, ancora me lo vedo davanti. Sapeva sorridere non solo con le labbra, ma anche con gli occhi.
Ed era felice e orgoglioso per ogni mio minimo progresso. Di questo gli sarò per sempre grata”.
Paola Cappa
